Lunedì

Ah, il lunedì. E come mi sento inadatta a parlarne, io che non lo subisco. Io che non ho orari, io che mi (faticosamente) autogestisco. Spesso anche male. Ma il lunedì è sempre lunedì, il primo giorno, quello in cui tutto ricomincia.

Nella mia città il lunedì mattina inizia con il mercato. E’ una tradizione antichissima, che risale addirittura al 1492 (C.C. scopriva l’America e noi pensavamo al commercio) e non è mai cambiata: il lunedì c’è mercato. E sono quasi duecento banchi a riempire il centro.

Così ho iniziato la mia settimana con le cuffie nelle orecchie, camminando risolutamente verso la città con il solo intento di recuperare della verdura ammaccata per la mia adorata coniglia Sushi e fare un po’ di moto. Parto sempre con aspettative basse e poi l’Universo mi si spalanca davanti agli occhi con la sua luce.

Come descrivere la scoperta di una bottega artigiana nel cuore della città? Come descrivere la meraviglia di quegli splendidi oggetti in ceramica, dei fogli di carta fatta a mano, dei gioielli che luccicavano sulle pareti? La nostalgia di sfiorare le perle in fimo e la lucida superficie smaltata di quei vasi, eco degli anni passati a scuola e di sentimenti che sto iniziando a lasciarmi alle spalle…

E che dire della sciocca, folle missione di trovare la miglior pastafrolla della città, un morso di quei deliziosi pasticcini rotondi alla volta? Dell’energia inaspettata con cui una tazzina di caffé al ginseng mi ha istantaneamente riempita? La ricerca, purtroppo, non è ancora finita.

Entrare in una libreria, schiacciare il naso contro una copertina che porta un nome amato, annusarne il profumo, sussurrargli “presto…”.

Infilare le mani in un mucchio di fili di pietre dure, tonde, lucide, meravigliosamente fredde. Lasciarsi sedurre da una traccia di fuoco brillante, dagli splendidi riflessi di un fiore di madreperla rosa. Dividere l’emozione con una sconosciuta le cui mani erano avide quanto le mie, i cui occhi brillavano quanto i miei.

Cercare con gli occhi la familiare trama di righe caldissime, di accostamenti arditi, di calzini spugnosi, insomma! Quei calzini meravigliosi che mi abbandonano solo in estate e che sono una delle mie poche, vere droghe. Purtroppo è ancora presto.

Perdersi, inspiegabilmente, nei morbidi colori di un vestito con le tasche, nel fascino esotico delle sue spirali, nell’insolito desiderio di risparmiare inseguendo proprio quel vestito. Cosa che non mi succede mai con i capi d’abbigliamento. Una bancarella nuova, speciale, i cui maglioncini sono così morbidi sulle dita da sembrare panna. Un orgasmo tattile.

E danzare, sopra ogni cosa, la danza della cortesia, qualcosa di antico e dimenticato, il commercio dei sorrisi: ho bisogno del tuo aiuto e te ne sarò grata. Così un negoziante è fiero di offrirti la sua conoscenza, una donna stanca abbassa la voce in un bisbiglio complice, una cameriera indaffarata sorride per la piccola cortesia di riportare al bancone piatto e tazzina.

E il fruttivendolo sorride, chiede di Sushi e mi offre della deliziosa uva.

L’Universo sorride. Robin Hobb scrive. Ci sono giorni in cui non c’è bisogno di molto altro per essere felici.

Lunedìultima modifica: 2013-10-28T22:31:58+00:00da ikustang
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