Report p.1 “The day we met Silvana De Mari”

Salve people.

 

Vi anticipo già da ora che la lettura sarà molto lunga, ma interessante, quindi abbiate pazienza e sarete ricompensati. Ho diviso in due questo “reportage”, per vostra comodità.

 

Il post di stasera tratta di mercoledì, “The Day We Met Silvana De Mari” (questa frase è diventata il tormentone dell’anno, abbiate pazienza). Cercherò di far scivolare tra questa righe tutta l’emozione che abbiamo provato ieri, ma sarà davvero ardua.

 

Iniziamo.

 

Sapevo dell’evento dall’inizio di aprile, ed il giorno stesso ho preso in mano carta e penna per scrivere alla dottoressa De Mari una lettera di ringraziamento. Vi sembra idiota? Parte della mia filosofia è “Mettiti In Gioco”: anche se una cosa può apparire stupida, o assurda, o inutile agli occhi di chi non è nel vostro cuore, fatela ugualmente. E’ una cosa a cui tenete? Bene. Va fatta.

 

Io ci tenevo molto a farle sapere che i suoi libri contano molto per me. Hanno un significato davvero importante, perché sono (come ho già detto nel mio post del due aprile) dei fantasy molto, molto realistici che mi buttano fuori dal mio mondo dei sogni ogni volta che li leggo. Come se io mi nascondessi in una stanza, e i suoi personaggi mi prendessero per le orecchie e me ne gettassero fuori. Sono libri che insegnano molto, e io non smetterò mai di consigliarli.

 

Questa lettera è stata iniziata cinque volte. Cinque. Io scrivo quasi sempre senza brutta copia, perché in genere ho già chiaro in mente quello che voglio dire, ma con la sua lettera ho (metaforicamente) bestemmiato fino alla mattina stessa.

 

Dunque, alzo la testa dopo aver firmato la lettera (12.23 del 22.04.09) e me ne rendo improvvisamente conto. Incontrerò Silvana De Mari.

 

Panico.

 

Ora, voi magari non lo sapete, ma Silvana De Mari prima di essere scrittrice è soprattutto medico e chirurgo, e ha uno spaventoso blog a questo indirizzo.

http://www.silvanademari.splinder.com/

Spaventoso? Si. E’ pieno di verità, verità che a noi sfuggono, che non vediamo o che scegliamo di non vedere. Verità da ogni parte del mondo, nascoste in ogni angolo, verità scomode e spesso spaventose. Verità, e realtà. Queste due cose oggi sono spaventose.

 

Arrivo in biblioteca, con la tensione che inizia a salire. Al mio fianco Ale, che si è innamorata con me del”L’ultimo Elfo” quando l’ho letto la prima volta. Gironzoliamo, sparando quella serie di sciocchezze che viene fuori quando si è tesi e aspettando le sei. Ebbene, l’ora è giunta. In piedi sul ghiaino bianco del cortile della biblioteca, sentiamo prima una voce che mi ricorderò per sempre (“…e non ti chiedono nemmeno se sei […]o no…”), poi una cartellina verde scuro ci passa davanti agli occhi e infine la fatidica parola, che ci fa alzare lo sguardo di scatto:

 

“Benvenuta.”

 

Impallidiamo.

 

E inizia l’evento.

 

Sulla tavola ci sono due bottigliette d’acqua. Le fisso, assieme alla decorazione delle pareti, alle tende bianche, all’aggancio tra una sedia e l’altra. Non sono capace di alzare la testa, e in ultima aggiungo un paio di righe alla lettera.

 

Viene verso di me, sorridendo, e io sbianco.

 

– Vuoi che te lo autografi? Come ti chiami?

 

Le rispondo con lucidità e le tendo la nostra copia del”L’ultimo Elfo”, dove lei scriverà i nostri nomi e lascerà una firma che sembra un paesaggio. Paura. La consapevolezza sale, ancora e ancora.

 

Si. Faccio parte di quel gruppo di persone che crede che le persone famose siano esseri superiori, intoccabili e irraggiungibili. E si. Mi sono emozionata tantissimo. Milioni di ragazze sbavano davanti al loro attore preferito, ma i miei idoli sono quelli che sanno impugnare una penna e la agitano con maestria, ipnotizzandomi e facendomi sognare i loro sogni. Lei lo sa fare.

 

Silvana De Mari ha occhi azzurrissimi, una collana rossa in stile etnico, grosse scarpe nere e molto lucide. Appena prima che inizi a parlare ricordo che io non possiedo tutti i suoi libri, e corro all’ingresso, dove le valorose cinque bibliotecarie (che mi hanno vista accatastare libro su libro da quando ho fatto la fatidica domanda “Ma quanti libri posso prendere, nella tessera?”, quando avevo credo otto anni) mi chiedono se le ho già parlato.

 

– Tenetemi questi due libri!

 

Di solito non compro libri. Non ho soldi, e non ho spazio, motivo per cui la biblioteca è la mia seconda casa. Se compro un libro vuol dire che lo amo. Alla follia.

 

Sento battere sul microfono. E’ lei, e io mi faccio tutta la sala davanti ai suoi occhi, il più discretamente possibile, fino a sedermi in terza fila.

 

Silvana De Mari parla velocemente. Ha tante cose da dire, e si muove avanti e indietro. Ho ancora nelle orecchie il ritmo della sua voce, che parla di fiabe, dell’origine del fantasy, della sua funzione, della storia dell’umanità, del ventesimo e ventunesimo secolo. Non starò qui a raccontarvi tutte le cose che ha detto, che tra l’altro sono ben argomentate nel libro “Il drago come realtà”, ma vi parlerò di ciò che io ho sentito. Come disse Ale:

 

– E’ saggissima!

 

Annuisco.

 

(leggi il post successivo per il seguito)

Report p.1 “The day we met Silvana De Mari”ultima modifica: 2009-04-23T23:13:42+02:00da ikustang
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Report p.1 “The day we met Silvana De Mari”

  1. Si, sul blog della De Mari ci sono tante verità ma non solo quelle. La De Mari, si definisce, orgogliosamente intollerante ed arrogante (www.silvanademari.com/intervistaEldalie.htm). Ciecamente partigiana spesso sul blog si fa trascinare da queste sue ‘qualità’ esprimento opinioni che trovo lontane anni luce dalla verità. Sono un entusiasta lettore dei suoi romanzi e rimango esterefatto nel constatare che l’equilibrio che esprime in essi, nel vedere le ragioni e i torti di ognuno dei suoi personaggi, si dilegui quando nel suo blog tratta di fatti reali.

Lascia un commento