Devil (1 parte)

Sott’acqua.

 

Ecco dove le sembrava di essere. La pioggia era tanto fina da essere quasi invisibile, ma i suoi occhiali non mentivano. Gocce minuscole come punture di spillo, microscopiche gemme sul vetro davanti ai suoi occhi. E sulla pelle, delicate come una carezza bagnata, ma fredde e i qualche modo agghiaccianti.

 

Pioveva, e le mura attorno a lei sembravano quelle di una cittadella sprofondata nell’oceano.

 

Assaporò quella fantasia mentre passava sotto il primo degli archi che si aprivano nelle rosse cinte del paese, un duplice anello invalicabile di mattoni e acqua corrente. Nel medioevo era stata sicuramente imprendibile.

 

Il vento faceva garrire gli stendardi nell’aria, capovolgendo lo stemma cittadino e distorcendone il nome, così che Marina non riuscisse a leggerlo. Poco male, si disse. Ciò che le interessava davvero era la stazione ferroviaria, e solo quella. Camminò lungo la struttura dell’arco, fino ad imbattersi in una lunga fila di bancarelle. Un mercatino delle pulci, la cui maggior parte delle merci era troppo polverosa e antica per non farla rabbrividire. Le cose troppo vecchie erano…come un incubo, per lei. Proseguì speditamente, incurante del vento. la pioggia andava e veniva, sempre più leggera e rada, sempre più imprevedibile e fastidiosa.

 

Tra una bancarella e l’altra si nascondevano anche banchetti di merce artigianale, colorata e luccicante. Scorse qualche straniero, la cui merce esotica faceva uno strano contrasto con quella polverosa degli antiquari e dei collezionisti. Strumenti a fiato, coloratissimi indumenti, statuine di animali, gioielli brillanti…quella vista non fece altro ce alimentare il fuoco, quel fuoco che da sempre le ardeva dentro e le impediva di rimanere troppo a lungo in un solo posto. Chiuse gli occhi, e vide. Vide il luogo da dove venivano quegli oggetti, vide il cielo sopra l’artigiano che li aveva portati nella mente per molto tempo…e desiderò essere lì.

 

Non era sua abitudine comprare. I soldi che aveva, guadagnati faticosamente e senza garanzie, le dovevano servire per il sostentamento, per il viaggio e per il riparo. Salutò con un cenno l’uomo dietro la bancarella, prima che questi le chiedesse se voleva comprare qualcosa, e proseguì, in cerca di qualcuno a cui chiedere indicazioni. Era arrivata con l’autobus, passando di paese fino ad arrivare alla ferrovia, senza una destinazione precisa. Raggiungere l’America, da dove gli oggetti della bancarella venivano, sarebbe rimasto per sempre un sogno, ma lei iniziava a sentire il richiamo delle montagne. I suoi occhi saettarono lungo la strada, e si infilò furtivamente nel primo bar che incontrò.

 

– Venite, signore e signori, il grande Meke! Pappap-para-para-pappap-para, pappap-para-para-pappap-para, pappara-para-pappara-para!!

 

Davanti al bar c’era una bancarella che prima non aveva visto, con il banco coperto da un drappo di seta rosa su cui poggiavano strani oggettini multicolori. Dietro il bancone stavano sedute tre ragazze, e un quarto ragazzo con una cresta nera che gli divideva in due il cranio stava lanciando in aria quattro palline bianche e nere. La voce apparteneva ad una ragazza con la faccia tonda e una sciarpa azzurra che rideva in direzione del ragazzo, al quale erano cadute tutte le palline dopo la musichetta da circo.

 

Si avvicinò, incuriosita. “Fatto A Mano”, recitava il cartellino, “Pasta Modellabile”. Prese in mano una lucertolina dagli occhi grandi, che sembrava guardarla. Le piaceva. Ma non l’avrebbe potuta mangiare, non ci avrebbe potuto dormire dentro e non aveva le ruote. La rimise al suo posto, ma sollevato lo sguardo si imbattè in un paio di sgranati occhi color ambra, non molto diversi da quelli della lucertolina.

 

– Li hai fatti tu?

 

Una ragazza quasi identica a quella con gli occhi spalancati le sorrise.

 

– Li ho fatti io. La pasta si cuoce al forno, ed è…quasi infrangibile.

 

Il suo tono suggeriva un discorso ripetuto spesso, allo sfinimento, ed una specie di richiesta di perdono per quello stesso tono.

 

– Sei molto brava. Peccato che io non abbia spiccioli. Mi dispiace.

 

Anche al ragazzo e alla ragazza dalla faccia tonda dispiaceva. Entrambi la guardarono con disapprovazione mentre si allontanava, costringendola a chiedersi se una linguaccia o un brutto gesto non fossero più che meritati.

 

La bancarella successiva sembrava luccicare, anche se le nuvole non lasciavano filtrare un solo raggio di sole. Era piena di gioielli color acciaio, smaltati o coperti di gemme naturali e pietre preziose. Il suo cuore iniziò ad accelerare. Sua madre aveva gestito una bancarella simile, una volta, poi lei…era scomparsa. Avrebbe voluto evitare di vederla, perfino di scorgerla la prima volta, ma era troppo tardi. Fece per allontanarsene, quando sentì una voce.

 

– Marina…

 

Qualcuno sapeva il suo nome?

 

In una città fuori dal mondo, lontana da casa, sentirsi chiamare per nome faceva tutto un’altro effetto.

 

– Marina…

 

Sempre più insistente. Voltò la testa, e scorse quasi per caso la sagoma della donna dietro il banchetto. Non sembrava diversa dalle donne straniere che aveva visto dietro le altre bancarelle, anzi. Dovette guardarla una seconda volta con attenzione per determinarne l’età, e anche dopo la terza occhiata era sicura che quella donna non avesse nulla di strano.

 

Eppure qualcuno continuava a chiamarla.

 

Si avvicinò al piano coperto di velluto nero, che metteva in risalto l’argento brillante dei gioielli perfettamente lucidati. Oggetti meravigliosi. Ognuno di essi era come un sorso di qualcosa di delizioso, per i suoi occhi, che non si sarebbero mai stancati di ammirarli. Nelle forme più svariate e nei colori più accesi, se ne stavano là, come cuccioli in attesa di essere presi in braccio, impazienti di finire nelle mani di qualcuno.

 

– Marina…

Devil (1 parte)ultima modifica: 2009-04-28T00:05:31+02:00da ikustang
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2 pensieri su “Devil (1 parte)

  1. Really? ^^

    Tra quelli che ho scritto non mi pare il migliore, ma mi piace vedere che voi che leggete avete idee diverse dalle mie, mi serve per capire meglio se scrivo bene.

    Grazie Lafiz! Stasera prometto che lo posterò, spero che tu non rimanga delusa!!

    iku

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