Dreamcatcher

Il lupo la guidò verso gli alberi, ma non entrò nella foresta. La sua pelliccia bianca sarebbe stata troppo visibile contro la corteccia scura, e per contro gli animali che si nascondevano tra gli alberi li avrebbero confusi con la neve circostante.

Areeth controllò la direzione del vento, ma l’animale aveva già calcolato quel dettaglio, posizionandosi sottovento. Si misero entrambi a scrutare in mezzo alla boscaglia, non abbastanza fitta da impedire che la neve coprisse il sottobosco, in cerca di orme o tracce. Areeth rimase immobile a lungo prima di scorgere un movimento in lontananza, qualcosa che si agitava tra gli alberi e faceva contrasto con la neve. Dapprima non capì di che animale si trattasse, poi vide che era un cervo.

Era imponente, molto grosso e massiccio, ma non si muoveva più di tanto. La ragazza guardò il lupo e rimpianse il fatto che non potesse addentrarsi nella foresta a causa delle pelliccia chiara. Con lui al suo fianco si sarebbe sentita più sicura. Tuttavia raccolse il suo coraggio e si avvicinò furtivamente all’animale, posando i piedi solo sui sassi che affioravano tra la neve, in modo da non fare rumore.

Il suo sguardo correva dal terreno all’animale in lontananza, ma mentre si muoveva notò che il cervo non sembrava averla notata e i suoi movimenti erano limitati. La sua testa, in particolare, rimaneva immobile, con il muso leggermente rivolto al cielo, come se stesse guardando le nuvole. Gli si avvicinò ancora, cercando di capire cosa gli fosse successo, poi capì. Talvolta succedeva che le corna troppo sviluppate degli esemplari maschi rimanessero impigliate nei rami bassi, costringendoli ad una lenta morte per inedia, e questo era senza dubbio uno di quei casi. L’animale era visibilmente esausto, ed aveva rinunciato a cercare di liberarsi. Non aveva notato i due che gli si stavano avvicinando lentamente: anche il lupo aveva seguito Areeth, rimanendo sottovento, e con lo sguardo fisso all’animale intrappolato valutava le possibilità d’attacco.

Anche Areeth fissava il cervo. Si chiedeva da quanto tempo era intrappolato in quella posizione, se sarebbe riuscito a liberarsi se loro non l’avessero ucciso prima e come mai sembrava in buona forma nonostante l’inverno. Lanciò uno sguardo al lupo per tenerlo d’occhio, e vide che la stava guardando, in cerca di un segnale per agire. Guardando quella povera creatura che rimaneva immobile decise che avrebbe offerto una delle sue preziose frecce per porre fine alla sua agonia. Inoltre, si disse, un colpo inaspettato dritto al cuore l’avrebbe fatto soffrire meno di un attacco aperto da parte di un predatore. Il lupo avrebbe dovuto per forza avvicinarsi, e prima o poi si sarebbe accorto della sua presenza.

Così incoccò, si spostò nella posizione più comoda e mirò dritto al cuore del cervo, chiudendo gli occhi nel momento in cui la freccia partì. Sentì la punta penetrare nella carne come se lei stessa fosse stata colpita, e il respiro le si fermò nel petto. Aveva appena ucciso una creatura del bosco, un essere vivente, e anche se non era la prima volta che lo faceva sentì comunque il risentimento dell’anima del cervo che la colpiva, mentre lo spirito dell’animale passava attraverso il suo corpo e svaniva. Sapeva che quel sentimento sarebbe rimasto a lungo nella sua coscienza, come monito e punizione per ciò che aveva fatto. Il dolore che la pervadeva era debole ma persistente, abbastanza pesante da farla vacillare.

In quel momento il lupo al suo fianco percepì la sua angoscia, alzò lo sguardo verso di lei e le lambì delicatamente le dita. A quel tocco Areeth riprese colore, e nel rendersi conto di cosa l’aveva svegliata si inginocchiò verso di lui e gli accarezzò il muso, piena di gratitudine. Si sentiva un po’ meno triste, guardando negli occhi di quel lupo, come se sapesse che ciò che stava facendo era doloroso ma necessario, in un certo modo. Si mosse verso il cervo, che pareva una grottesca scultura improbabile: nonostante il peso dell’animale, le corna incastrate tra rami avevano impedito che cadesse a terra. I suoi occhi erano ancora spalancati, e fissavano il vuoto in modo inquietante, con la bocca socchiusa e la testa ancora alzata al cielo, come se anche dopo la morte stesse rivolgendo una preghiera agli spiriti della sua specie.

Areeth gli si avvicinò con reverenza, e accarezzò lentamente il pelo bruno del muso. Il lupo la seguì, guardando l’animale morto dritto negli occhi con un’espressione che alla ragazza parve molto simile al rispetto, e accucciatosi a terra alzò la testa ed emise un lungo, triste ululato verso il cielo, come un canto funebre. Con delicatezza la ragazza impugnò il suo pugnale, e alzando le mani verso i rami recise il legno nei punti che trattenevano le corna finché il corpo del cervo non cadde a terra con un rumore sordo. Guardando quell’animale senza vita che giaceva sulla neve Areeth si sentì di nuovo triste, come se la prospettiva della sua morte si fosse fatta più vicina e minacciosa dopo quel lugubre incontro. Il lupo smise di ululare, e la guardò con i suoi occhi chiari, come se non capisse, fissando i suoi vani tentativi di smuovere quella carcassa. La ragazza si fermò e inclinò la testa da una parte, osservando la notevole mole della loro preda e chiedendosi come avrebbero fatto a portarla alla tenda. Anche mettendoci tutta la sua buona volontà era riuscita a smuoverla solo di qualche centimetro, e la strada fino a casa era ancora decisamente lunga.

Afferrò allora il coltello, decisa a ridurne la mole in modo da agevolarne il trasporto, ma il lupo si mise tra lei e la carcassa, scuotendo la testa e fissando con insistenza la freccia ancora conficcata nel petto del cervo. Areeth si inginocchiò di nuovo accanto alla loro preda, prese tra le mani con fermezza il suo prezioso dardo e con un colpo secco lo estrasse. Dalla ferita sgorgò un fiotto di sangue che macchiò in modo violento tutta la neve che li circondava, risaltando agli occhi così fastidiosa che la ragazza dovette distogliere lo sguardo. Le sue mani si erano sporcate, così le strofinò su quel poco di neve rimasta pulita, raffreddandosi le mani in modo fastidioso. Aspettò che il flusso del sangue si fosse rallentato, poi lanciò uno sguardo di aspettativa al lupo. Questi scavalcò con un balzo il corpo per arrivare alla gola del cervo, dove morse la giugulare per dissanguare il cadavere e poterlo smembrare con più facilità. Areeth tenne d’occhio anche il sangue della gola, poi si chinò sull’animale accarezzando la pelliccia per l’ultima volta, gli chiuse gli occhi e con una strana sensazione che gli strisciava fastidiosamente nel sangue impugnò il coltello.

 

…è vecchio, e solo ora mi rendo conto che ho scritto parecchie fesserie. Però mi piace. Volevo condividerlo con voi, per fare un paragone con il modo in cui scrivevo una volta. Sì, oggi non ho molta voglia di scrivere. Mi dedicherò al romanzo, people.

 

iku

 

PS: perdonatemi, ma la giornata di oggi è andata…così e così. Però sono felice di aver visto Esagerato e Beloved. E sì, anche Prilkop e Ale.

Dreamcatcherultima modifica: 2009-09-05T18:10:07+02:00da ikustang
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